Tuo figlio usa il tablet solo per chiedere? È una tappa frequente, ma chiedere è solo uno dei motivi per comunicare: si parla anche per dare una notizia, far ridere, salutare, protestare o organizzare i propri pensieri. Lo strumento deve coprire tutte queste funzioni, con parole da combinare e frasi pronte.
Perché si comunica?
Janice Light (1988) distingue quattro grandi motivi per comunicare, a cui spesso se ne aggiunge un quinto, il dialogo interiore. Ognuno chiede allo strumento qualcosa di diverso.
| Funzione | Esempi | Cosa serve allo strumento |
|---|---|---|
| Bisogni e desideri | Bere, andare in bagno, chiedere aiuto, cambiare posizione | Messaggi rapidi, precisi, raggiungibili con uno o due gesti |
| Trasmettere un'informazione | Raccontare la propria giornata, rispondere in classe, descrivere un sintomo | Molte parole, la possibilità di combinarle e, col tempo, la scrittura |
| Vicinanza sociale | Salutare un amico, prendere in giro, consolare, scherzare, dire «ti voglio bene» | Varietà, emozioni, umorismo; la velocità conta meno |
| Cortesia e convenzioni sociali | Per favore, grazie, buona giornata, scusa | Formule pronte, utilizzabili da soli e in fretta |
| Dialogo interiore | Fare una lista, tenere un diario, pianificare la giornata | Agende, quaderni, promemoria |
I bisogni e i desideri, facili da prevedere, invadono le tabelle, mentre sono solo una piccola parte di ciò che diciamo. Per il dialogo interiore, l'agenda e i quaderni di vita di Buddy riprendono i pittogrammi della tabella (vedi Supporti visivi: agenda, sequenze e timer).
Perché uno strumento «solo richieste» non basta
I programmi centrati solo sulle richieste producono comunicatori passivi, che aspettano che qualcuno proponga loro qualcosa. È documentato soprattutto nell'autismo (Light, Parsons e Drager, 2002). Il PECS ha prove da moderate a solide per imparare a chiedere, pochissime per commentare (Ganz et al., 2012): vedi PECS o CAA robusta?
Un vocabolario mal mirato può anche essere rifiutato: una giovane madre priva della parola, descritta come «contraria alla CAA», aveva un quaderno pieno di sapone, shampoo e pasti, mentre voleva giocare con il suo bambino e ritrovare un legame con il marito (Light, 1997). Quando una persona «rifiuta» il suo strumento, chiediti prima di tutto se il vocabolario le serve davvero.
Quali parole per coprire più funzioni fin dall'inizio?
Anche un principiante può coprire cinque funzioni con pochissime parole (Beukelman e Light, 2020):
- Chiedere: VOGLIO, ANCORA, PER FAVORE, più una scelta; AIUTAMI.
- Rifiutare: NO GRAZIE, FINITO, BASTA. Poter rifiutare in modo accettabile spesso riduce i comportamenti problema.
- Commentare: GNAM, CHE SCHIFO, CASPITA, un rumore buffo, una frase ripetuta da un libro.
- Routine sociali: CIAO, ARRIVEDERCI, BATTI CINQUE, i nomi degli amici.
- Fare domande: COS'È? CHI? DOVE?
Queste parole si imparano vedendole usare (vedi Fare modeling, aspettare, rispondere e Quali parole mettere nello strumento).
Quali messaggi tengono viva una conversazione?
Ogni fase di una conversazione (salutare, chiacchierare, scambiarsi informazioni, concludere) ha bisogno dei suoi messaggi.
- Le piccole frasi sociali («novità?», «come sta la famiglia?») rappresentano circa la metà degli enunciati dei bambini in età prescolare, il 39 % negli adulti tra 20 e 30 anni e ancora il 26 % tra 75 e 85 anni (Ball et al., 1999; King et al., 1995; Lasker et al., 1996).
- Le domande rivolte all'altro («e tu?», «com'è andato il fine settimana?») permettono di guidare la conversazione lasciando parlare l'altro. Utenti tra 10 e 44 anni che hanno imparato a farle hanno avuto conversazioni più lunghe e più piacevoli (Light et al., 1999).
- Le reazioni («davvero?», «che bello!», «anch'io») richiedono poco sforzo: le persone che prendono questi turni facoltativi vengono giudicate più competenti (Light et al., 1997).
- Presentarsi a uno sconosciuto migliora l'immagine che si fa della persona (Light e Binger, 1998): vedi la carta «Come parlarmi».
- Riparare un malinteso («non volevo dire questo»): impara almeno due modi per farlo, per esempio ripetere o cambiare messaggio (Halle, Brady e Drasgow, 2004).
Parole da combinare o frasi memorizzate?
Un pulsante di CAA può dire una lettera, una parola, un inizio di frase o un messaggio completo (Beukelman e Light, 2020):
| Unità | Vantaggi | Limiti | Utile per |
|---|---|---|---|
| Lettere | Si può dire tutto | Lento, faticoso, richiede di saper scrivere | Le parole nuove o precise |
| Parole | Si costruiscono le frasi, si impara la grammatica | Più selezioni per messaggio | L'apprendimento del linguaggio, la conversazione libera |
| Inizi di frase («voglio», «è») | Rapidi e flessibili | Occupano spazio | Le espressioni frequenti |
| Frasi intere | Rapide, comprese da tutti, al momento giusto | Non permettono di creare | Le emergenze, le reazioni, gli sconosciuti, le routine |
La maggior parte delle persone ha bisogno di entrambe le cose: parole per costruire e imparare la lingua, frasi memorizzate per la velocità. Una frase deve somigliare a una frase, e ciò che il pulsante mostra deve corrispondere a ciò che dice. Un bambino premeva l'immagine del suo cane, che pronunciava una frase già fatta sull'animale, mentre voleva dire altro: sua madre ci ha messo molto a capirlo (Light, 1997).
Come organizzare le frasi pronte?
Alcuni metodi organizzano tutto il vocabolario secondo l'intenzione comunicativa, come PODD (Pragmatic Organisation Dynamic Display, Porter, 2007), molto usato in forma di quaderno e disponibile in TD Snap (come opzione) e Grid. Per limitare i cambi di pagina, ripete alcune parole in più punti, il che va contro gesti sempre identici. Questo tipo di organizzazione è stato ancora poco studiato (Beukelman e Light, 2020).
I vocabolari creati da Pictalk (PicTalk Essenziale 24, PicTalk Trampolino 48, PicTalk Orizzonte 80) fanno un'altra scelta: un nucleo di parole che non si spostano mai (vedi Organizzare la griglia), completato da pagine di frasi pronte raggruppate per funzione, i rami pragmatici. Buddy offre anche vocabolari con approccio pragmatico: CommuniKate 12 e 20, e Sequoia 15.
Cosa contengono i rami pragmatici Pictalk?
- Chiacchierare: «come va?», «ho una cosa da dire», con le sottopagine Reagire («neanche io», «racconta!») e Farmi capire («puoi ripetere?», «non mi viene la parola»).
- Domande: domande intere («quando torniamo a casa?») e le sole parole interrogative. In Trampolino 48, la pagina Domande propone «chi?» e «dove?» come parole, con accanto i collegamenti alle pagine Persone e Luoghi.
- Non sto bene: Mi fa male (dove, poi quanto, su una scala da 0 a 10 accompagnata da parole), Calmarmi («ho bisogno di una pausa», «meno rumore») e frasi di protezione («non toccarmi», «voglio segnalarlo», «non è colpa mia»), nella pagina Sicurezza (Trampolino 48 e Orizzonte 80) o Non sto bene (Essenziale 24).
- Altri rami: Presentarmi e Tra amici (Trampolino 48 e Orizzonte 80), Espressioni per gli adolescenti (Orizzonte 80), Intimità, In classe e A tavola (Trampolino 48).
Le frasi di protezione sono essenziali: il 45 % degli adulti che usano la CAA intervistati in un'indagine era stato vittima di un reato o di maltrattamenti (Bryen, Carey e Frantz, 2003); vedi Corpo, dolore, consenso. I dettagli sono nella pagina dei vocabolari Pictalk, e i materiali da stampare nella pagina delle risorse.
Come insegnare una frase pronta?
- Insegnala come una strategia: spiega a cosa serve, mostrala sullo strumento («anch'io!», «e tu?»), poi recitate la scena (Light e Binger, 1998).
- Personalizza: aggiungi l'umorismo e le espressioni della persona. Un ragazzo non saluta come un bambino di 5 anni.
- Tieni le parole accanto: ogni parola di una frase deve esistere anche da sola nel vocabolario.
- Allena la riparazione nei malintesi veri, senza mai fingere di non capire.
Il tuo strumento copre tutte le funzioni?
Per individuare le lacune, verifica che la persona possa (secondo Beukelman e Light, 2020):
- attirare l'attenzione e chiedere aiuto, anche lontano dal suo strumento;
- dire sì, no, non lo so, rifiutare o protestare;
- commentare, dare la sua opinione, dire cosa prova e dove le fa male;
- fare domande, salutare, chiacchierare e reagire a ciò che dice l'altro;
- raccontare una notizia o un ricordo;
- presentarsi e riparare un malinteso.
Poi conta le caselle per funzione: se le richieste ne occupano la maggior parte, è il momento di arricchire. In Buddy, il rapporto di comunicazione tiene traccia anche delle funzioni comunicative usate, e si può stampare per il logopedista.
Domande frequenti
Perché una scala del dolore da 0 a 10?
Permette di dire quanto fa male, non solo dove, e il personale sanitario la conosce. Le parole associate («un po' male», «molto male») aiutano chi non usa ancora i numeri.
Si possono aggiungere frasi proprie?
Sì. Tutte le pagine si modificano in Buddy: aggiungi le espressioni della persona nelle caselle libere, senza spostare le parole esistenti.
Pictalk Buddy riunisce tabelle di CAA, agenda visiva, sequenze guidate e quaderni di vita, con gli stessi pittogrammi, su Android, iOS, il web e lo smartwatch. App a prezzo libero, sviluppata da un'associazione senza scopo di lucro. Scopri Buddy
Fonti
- Beukelman, D. R. e Light, J. C., 2020, Augmentative & Alternative Communication (5ª ed.), Paul H. Brookes.
- Light, J., 1988, «Interaction involving individuals using augmentative and alternative communication systems», Augmentative and Alternative Communication, 4(2), 66-82.
- Studi citati da Beukelman e Light (2020): Light (1997); Light, Parsons e Drager (2002); Ganz et al. (2012); Ball et al. (1999); King et al. (1995); Lasker et al. (1996); Light et al. (1997, 1999); Light e Binger (1998); Halle, Brady e Drasgow (2004); Porter (2007); Bryen, Carey e Frantz (2003).