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Fare modeling, aspettare, rispondere: il ruolo del partner
Fare modeling, aspettare, rispondere: il ruolo del partner
Alexandros

Scritto da Alexandros SIDIRAS GALANTE il lunedì 28 settembre 2026, aggiornato il giovedì 15 ottobre 2026

Tempo di lettura stimato ~ 9 minuti

Come aiutare una persona a usare il suo strumento di CAA? Usandolo tu per primo davanti a lei, ogni giorno: parli toccando i suoi pittogrammi (fare modeling), le lasci il tempo (aspettare) e reagisci a ogni suo tentativo (rispondere). È una delle strategie meglio documentate della CAA, e si impara in poche ore.

  1. Fare modelingMostra le parole sul suo strumento mentre parli
  2. Aspettare5-10 secondi, senza chiedere nulla
  3. RispondereA ogni tentativo, arricchendo
Un ciclo da ripetere in tutte le attività quotidiane.

Che cos'è il modeling?

Fare modeling significa «parlare in CAA» davanti alla persona. Durante un'attività che le interessa, dici la tua frase ad alta voce e tocchi, sul suo tablet, sul suo telefono o sulla sua tabella di carta, le parole chiave di quella frase. Si parla anche di input linguistico aumentato, di stimolazione linguistica con ausilio o di aided language stimulation. Il principio: ciò che la persona vede e sente deve somigliare a ciò che ci si aspetta che produca con i suoi simboli (Beukelman e Light, 2020).

Fare modeling non è far ripetere. Non chiedi nulla: niente «Fammi vedere ANCORA», niente «Dov'è BERE?». Mostri come si usa.

Pagina iniziale del vocabolario PicTalk Essenziale 24 in Pictalk Buddy, con la casella «ancora» cerchiata.
L'adulto dice «Ne vuoi ancora?» toccando ancora nella pagina iniziale di PicTalk Essenziale 24, senza aspettare che il bambino lo faccia.

Perché è indispensabile?

Un bambino che impara a parlare sente più di un milione di parole prima di dire la prima (Hart e Risley, 1995). Un bambino che comunica con i pittogrammi non vede quasi mai nessuno usare i suoi simboli: anche partner formati spesso fanno modeling su meno del 10 % di ciò che dicono (Romski e Sevcik, 2003). Gli si chiede di esprimersi in una lingua che non ha quasi mai visto parlare.

Diverse meta-analisi mostrano effetti importanti del modeling sulla comprensione, e ancora di più sull'espressione (Allen et al., 2017; Biggs, Carter e Gilson, 2018; O'Neill, Light e Pope, 2018). Questi effetti si ritrovano nei bambini piccolissimi come negli adulti, nell'autismo, nella paralisi cerebrale infantile, nella sindrome di Down e nella disabilità intellettiva, che il modello sia un genitore, un compagno, un insegnante di sostegno o un logopedista, con una tabella di carta come con un'app.

Il modeling non sempre basta: alcuni bambini piccoli hanno imparato più parole quando venivano anche invitati a usare i simboli (Romski et al., 2010). Da qui i tre tempi di questa guida.

Come cominciare questa settimana?

  1. Tieni lo strumento a portata di mano durante i pasti, il bagnetto, i giochi, gli spostamenti. Per le attività che sporcano, prevedi una versione plastificata o una custodia.
  2. Scegli da una a cinque parole obiettivo per la settimana, per esempio ANCORA, FINITO, AIUTAMI, GUARDA, NON, e mostrale a ogni occasione naturale (è la «stimolazione focalizzata»). Mescola paroline molto frequenti e parole personali che motivano (il nome di sua sorella, il suo cartone animato): il vocabolario di base è necessario, ma mai sufficiente (Laubscher e Light, 2018). Vedi Quali parole mettere nello strumento.
  3. Fai modeling nei momenti preferiti: giochi, pasti, bagnetto, cartoni animati, uscite. Comincia con due o tre momenti al giorno, poi aumenta.
  4. Parla normalmente, tocca una o due parole chiave. «Oh, vuoi ancora acqua?» toccando ANCORA; «Andiamo a giocare fuori» toccando ANDARE poi GIOCARE. Mantieni una frase completa a voce, mai uno stile telegrafico («tu bere acqua»), anche se lo schermo ne mostra solo due parole (Fey, 2008).
  5. Impara tu stesso dove sono le parole. Gli adulti fanno poco modeling soprattutto perché cercano le parole lentamente. Con un vocabolario in cui le parole non si spostano mai, impari le posizioni insieme alla persona (vedi Organizzare la griglia).
  6. Varia i messaggi: non solo chiedere, ma anche commentare («che buffo»), rifiutare («non questo»), fare domande («cos'è?»). Vedi Oltre le richieste.

Aspettare: quanto tempo?

La parola procede a 150-250 parole al minuto; la comunicazione con ausilio è in genere da 15 a 25 volte più lenta. Senza un accompagnamento, si osserva quasi sempre lo stesso schema: il partner prende la maggior parte dei turni, sceglie gli argomenti e fa soprattutto domande chiuse; la persona risponde, ma raramente avvia la conversazione.

Dopo una domanda, una proposta o un modeling, guarda la persona con un'attesa benevola e aspetta 5-10 secondi senza dire nulla. Aspetta di più in caso di importanti difficoltà motorie, di disabilità cognitiva o davanti a una routine nuova. Dieci secondi sono lunghi: conta mentalmente «milleuno, milledue…». La maggior parte degli adulti rilancia, riformula o risponde al posto della persona dopo due o tre secondi. Eppure questa pausa lascia il tempo di capire, di trovare la parola, e mostra che è il suo turno.

Non finire il messaggio troppo presto. La persona tocca MANGIARE, e si esclama «Ah, hai fame!», mentre forse voleva dire «il cane mangia». Aspetta dopo il primo simbolo: il seguito arriva spesso. Ad alcune persone piace che si indovini, a patto di confermare; altre detestano essere interrotte. Chiediglielo, e annotalo sulla loro carta «Come parlarmi».

Rispondere a ogni tentativo, poi arricchire

Rispondi subito a ciò che la persona esprime, in qualsiasi forma: uno sguardo, un gesto, un suono, un pittogramma. Se tocca un simbolo «per caso», rispondi come se fosse voluto.

  • Arricchisci di una parola, sul suo strumento. Tocca VOLERE PALLA? «Vuoi la palla rossa?» toccando ROSSO. Tocca CANE? «Sì, il cane corre» toccando CORRERE.
  • Mostra il simbolo giusto quando sbaglia, invece di correggere solo a voce, un riflesso frequente nei partner (Smith e Grove, 2003).
  • Conferma ciò che hai capito: «Vuoi dire che vuoi andare al parco?».
  • Fai domande vere, di cui non conosci la risposta, piuttosto che domande da interrogazione («cos'è questo?» davanti a un gatto). Le domande chiuse restano utili, soprattutto quando la persona è stanca: concludile con «sì o no?» mostrando il cenno del capo.

Se dopo l'attesa non arriva nulla, fai modeling di una risposta possibile sul suo strumento, senza pretendere che la ripeta, poi passa ad altro.

Come creare occasioni per comunicare?

Quando tutto è anticipato (il bicchiere riempito prima della sete, il gioco a portata di mano), restano pochi motivi per comunicare. Organizza piccole situazioni che fanno venire voglia di parlare:

  • dare una porzione piccolissima, perché chieda ANCORA;
  • mettere il gioco preferito in vista, ma fuori portata;
  • chiudere il barattolo un po' troppo stretto, perché chieda AIUTAMI o APRIRE;
  • «dimenticare» il cucchiaio o dare l'oggetto sbagliato, perché possa dire NON QUESTO;
  • interrompere la canzone a metà, poi aspettare;
  • proporre una scelta tra due cose, di cui una che non le piace.

Due condizioni: la parola necessaria è sul suo strumento, e il gioco resta leggero. Ci si ferma prima della frustrazione.

Creare un'occasione, aspettare, rispondere: è il ciclo PoWR (Douglas, McNaughton e Light, 2013). Praticato con regolarità, cambia profondamente l'interazione.

Invitare, sollecitare: in quale ordine?

Quando la persona ha visto spesso una parola, puoi invitarla a usarla, poi sollecitarla se serve, togliendo l'aiuto gradualmente. Due modi di procedere:

  • Dall'aiuto minimo all'aiuto massimo (aspettare, indicare lo strumento, poi fare modeling della parola): per le persone piuttosto passive, per evitare che dipendano dai prompt.
  • Dall'aiuto massimo all'aiuto minimo (fare modeling, indicare, poi aspettare): per le persone impulsive, le competenze difficili, e quando si sostituisce un comportamento problema con un messaggio (vedi Comportamenti problema).

In entrambi i casi, non si prende mai la mano della persona per farle toccare i simboli.

Come adattarsi alla persona?

ProfiloRiferimento
Bambini piccolissimi e principiantiRispondi a ogni segnale come se fosse intenzionale, dagli un nome, poi mostra una forma più convenzionale. Un dizionario dei segnali condiviso tra casa e nido aiuta tutti a leggere gli stessi gesti.
Dopo un trauma cranicoNon mettere fretta alla persona e non incalzarla con suggerimenti mentre compone il messaggio.
DemenzaElimina le distrazioni, usa frasi brevi, fai domande chiuse. Parlare più lentamente non ha aiutato negli studi riportati (Small et al., 2003).
AfasiaDiffida dei cenni del capo automatici: molti annuiscono per mantenere il loro posto nella conversazione, senza aver capito. Vedi La CAA negli adulti.

Formare i partner: meno lungo di quanto si pensi

Più sono le persone che fanno modeling (genitori, fratelli e sorelle, insegnanti di sostegno, educatori), più la persona vede usare il suo strumento. E queste strategie si imparano in fretta. Meno di cinque ore di formazione bastano spesso a cambiare in modo duraturo il modo di interagire (Kent-Walsh e Binger, 2013), e formazioni «al momento» di 15-20 minuti hanno già un effetto misurabile (Holyfield et al., 2018). Dopo un breve video, alcuni compagni di classe leggevano correttamente i segnali dei loro pari nell'86 % dei casi, contro il 33 % di prima.

Il programma ImPAACT (Kent-Walsh e Binger, 2013) allena cinque competenze: fare modeling, fare una pausa di attesa, fare domande aperte, sollecitare e poi togliere l'aiuto, rispondere a ogni tentativo arricchendolo. Il metodo che funziona: descrivere la strategia, mostrarla, esercitarsi con un riscontro, poi applicarla nella vita reale. I genitori preferiscono sessioni brevi e ripetute, di circa un'ora (Meder e Wegner, 2015).

Promemoria «LAF, Don't CRY» (McNaughton e Vostal, 2010): ascoltare, fare domande, interessarsi; non criticare, non reagire troppo in fretta e non parlare solo di sé.

Da fare, da evitare

Da fareDa evitare
Lasciare lo strumento disponibile tutto il giorno, in tutte le stanzeAspettare che la persona «sia pronta»: non ci sono prerequisiti (vedi I falsi miti sulla CAA)
Fare modeling durante le attività che la persona amaTrasformare il modeling in un'interrogazione («Fammi vedere…», «Dov'è…?»)
Parlare con frasi complete e toccare le parole chiaveParlare in stile telegrafico perché lo schermo mostra solo due parole
Scegliere poche parole obiettivo a settimana e mostrarle spessoFare modeling solo di richieste («voglio»)
Aspettare 5-10 secondi dopo il modelingFinire il messaggio al suo posto già dal primo pittogramma
Rispondere a ogni tentativo, poi arricchirlo di una parolaPrendere la mano della persona per farle toccare i simboli
Mostrare il simbolo giusto quando la persona ha sbagliatoSpostare le parole o riorganizzare continuamente la tabella
Creare piccole occasioni per comunicare, senza frustrazioneRinunciare dopo pochi giorni: l'apprendimento si conta in mesi

Materiali da stampare sono disponibili nella pagina delle risorse.

Domande frequenti

E se la persona non guarda quando faccio modeling?

All'inizio è frequente. Continua: molte persone osservano con la coda dell'occhio. Metti lo strumento vicino al tuo viso o all'oggetto dell'attività.

Meglio fare modeling sul suo strumento o sul mio?

Preferibilmente sul suo, perché i tuoi gesti corrispondano ai suoi. Un doppione (tabella di carta o app sul tuo telefono) va bene se le parole sono esattamente nelle stesse posizioni; in Buddy, il vocabolario si sincronizza tra i dispositivi.

Quanto tempo prima di vedere progressi?

Non c'è un tempo garantito. Un bambino sente la sua lingua per più di un anno prima di parlare: anche una persona che impara la CAA ha bisogno di un lungo bagno di linguaggio, che si conta in mesi.

Pictalk Buddy riunisce tabelle di CAA, agenda visiva, sequenze guidate e quaderni di vita, con gli stessi pittogrammi, su Android, iOS, il web e lo smartwatch. App a prezzo libero, sviluppata da un'associazione senza scopo di lucro. Scopri Buddy

Fonti

  • Beukelman, D. R. e Light, J. C., 2020, Augmentative & Alternative Communication (5ª ed.), Paul H. Brookes, capitoli 3, 4, 10, 11 e 12.
  • Studi citati da Beukelman e Light (2020): Hart e Risley (1995); Romski e Sevcik (2003); Romski et al. (2010); Allen et al. (2017); Biggs, Carter e Gilson (2018); O'Neill, Light e Pope (2018); Fey (2008); Laubscher e Light (2018); Smith e Grove (2003); Douglas, McNaughton e Light (2013, PoWR); Kent-Walsh e Binger (2013, ImPAACT); Holyfield et al. (2018); Meder e Wegner (2015); McNaughton e Vostal (2010); Small et al. (2003).

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